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10 dicembre 2008

¿Diritti umani?


A 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, un mondo guidato da imprenditori, politici e religiosi delinquenti, sostenuti da cittadini "pecore", mostra vergognosamente la perdita consistente e progressiva dei diritti umani fondamentali.

Fao: "Aumenta la fame nel mondo, quasi un miliardo senza cibo"

La fame miete sempre più vittime: altri 40 milioni di persone si sono aggiunti quest'anno alla già lunga lista di coloro che soffrono la mancanza di cibo, principalmente a causa dell'aumento dei prezzi alimentari. Secondo le stime preliminari pubblicate oggi dalla Fao, nel mondo sono 963 milioni le persone sottonutrite, quasi un miliardo. E l'attuale crisi finanziaria ed economica - avverte l'agenzia delle Nazioni Unite - potrebbe far lievitare ulteriormente questa cifra.



La lista si allunga
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Nel 2007 erano 923 milioni le persone che non avevano abbastanza cibo. La Food and Agriculture Organization segnala che alla base del "drammatico quanto rapido" aumento del numero di affamati cronici nei Paesi del Sud del mondo c'è l'impennata dei prezzi delle materie prime agricole.

Il costo del cibo.
L'aumento dei prezzi ha fatto precipitare nell'insicurezza alimentare milioni di poveri e ridotto drasticamente la quantità e qualità del cibo a loro disposizione. E' pur vero che c'è stato un calo dei prezzi dall'inizio del 2008, ma, ha spiegato il vicedirettore generale della Fao e curatore del rapporto Hafez Ghanem, "per milioni di persone riuscire a mangiare ogni giorno una quantità di cibo sufficiente è ancora un sogno lontano". In ogni caso, il calo non è stato abbastanza forte: l'Indice Fao dei prezzi alimentari nell'ottobre 2008 era ancora un 20 per cento più alto rispetto all'ottobre 2006.

Le difficoltà degli agricoltori.
Con i prezzi delle sementi e dei fertilizzanti più che raddoppiati dal 2006, i contadini poveri non sono riusciti ad aumentare la produzione, mentre gli agricoltori più ricchi, soprattutto nei Paesi sviluppati, hanno sostenuto i prezzi più alti e accresciuto le semine.

L'avvertimento.
Ghanem ha parlato anche dei rischi futuri: "Se i prezzi più bassi e la stretta creditizia associati alla crisi economica costringeranno gli agricoltori a diminuire le semine - ha osservato - l'anno prossimo potrebbe verificarsi un'altra drammatica ondata di prezzi alimentari alti e ancora più affamati".

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CHIESA: MEGLIO LA PENA DI MORTE AI GAY CHE PERDERE FEDELI

In molti paesi l'omosessualità è considerata un reato penale punibile anche con la morte. La Francia con portavoce il ministro Rama Yade indende, a nome di tutti gli stati membri dell'Unione Europea, depenalizzare l'omosessualità in tutto il mondo, ma la Chiesa che non intende "Rinunciare al suo speciale stato diplomatico e definirsi per quello che è, la più grande organizzazione non governativa del mondo" come ha definito "The Economist" in un suo articolo, tramite l’arcivescovo Celestino Migliore portavoce all' ONU della Santa Sede esprime un netto no alla proposta di depenalizzazzione ancora non formalizzata della Francia. Il motivo di dissenso della Chiesa è che una legge del genere una volta approvata possa essere utilizzata per riconoscere il matrimonio gay e mettere in pericolo importanti concezioni ...

Iran, impiccato perché era gay"Per la sodomia c'è solo la forca"
TEHERAN - Il presidente iraniano Ahmadinejad aveva affermato che gli omosessuali non sono perseguitati nel suo Paese "perché non esistono". L'aveva detto durante la visita negli Usa alla Columbia University meno di tre mesi fa. Ma un gay di 20 anni è stato impiccato con l'accusa di violenza sessuale su tre ragazzini quando aveva appena 13 anni. Non è bastata la sospensione dell'esecuzione decretata dalla magistratura e il ritiro della denuncia delle parti civili. Neppure la mobilitazione internazionale è servita per salvarlo.

Makwan, arrestato sei anni dopo i reati contestati, è salito sul patibolo ieri mattina nel carcere di Kermanshah, nell'ovest dell'Iran. Un'esecuzione frettolosa, secondo quanto scrive oggi il quotidiano Etemad Melli. La famiglia è stata avvertita un'ora dopo perché andasse a prelevare il corpo. E all'impiccagione non era presente nemmeno il suo avvocato, Said Eqbali. Secondo testimoni, dopo essere stato arrestato nella cittadina dove risiedeva, Paveh, Makwan era stato umiliato venendo portato in giro per le strade sopra un asino. La sodomia è uno dei reati per i quali nella Repubblica islamica è prevista la pena di morte. La legge è ambigua, poiché non vi è discriminante tra la violenza carnale e gli atti consensuali. Diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani, tuttavia, come Human Rights Watch, che ha reso noto il caso di Makwan, hanno denunciato le esecuzioni di giovani condannati solo perché omosessuali. La condanna a morte, inoltre, è applicata in Iran anche nei confronti di minorenni, o di persone che erano minorenni all'epoca dei reati contestati.
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Morti bianche, una strage lunga un anno
ROMA - Quasi un milione di incidenti l'anno con un lavoratore ucciso in media ogni 7 ore, per un totale che è arrivato a quota 1.260 morti nel 2007, con i dati Inail 2008 che parlano chiaro: da gennaio a settembre le vittime sul lavoro sono state 779, meno delle 908 registrate nello stesso periodo del 2007, ma sempre troppe, con una media giornaliera di circa tre morti al giorno. Una strage lunga un anno e con costi altissimi, non solo in termini di vite spezzate: si calcola che in 12 mesi la spesa per gli incidenti sia pari a oltre 4 miliardi di euro, circa quattro leggi Finanziarie, il 3,2% del Pil.

Una "strage bianca" sulla quale non c'è abbastanza attenzione da parte dei media, come testimoniano le rilevazioni puntuali fatte dall'Amnil, Associazione Nazionale Mutilati, che incrociando le notizia di agenzia, del web e della rassegna stampa ha potuto contare da gennaio a oggi "soltanto" 471 morti. Dati che mettono in luce un enorme "buco" da parte dell'informazione italiana rispetto ai pur provvisori dati Inail: "I mezzi di informazione - ha detto Franco Bettoni, presidente Anmil - non si appassionano alla storia di una morte sul lavoro come invece succede per un caso di omicidio, specialmente se di difficile soluzione. Probabilmente perché in fondo le morti sul lavoro si considerano come una fatalità, piuttosto che come qualcosa di evitabile".

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Argentina - "Desaparecidos", una ferita ancora aperta

Generale Ibérico Saint Jean, governatore di Buenos Aires (1977): "Prima uccideremo tutti i sovversivi, poi uccideremo i loro collaboratori, dopo i loro simpatizzanti, successivamente quelli che resteranno indifferenti e alla fine i timidi."

Si calcola che siano più di trentamila i desaparecidos tra il 1976 e il 1983 durante la dittatura militare in Argentina. A questi si devono aggiungere oltre 1.500.000 di esiliati, 9.000 prigionieri politici, 15.000 fucilati per le strade e più di 500 bambini sequestrati o nati in campi di concentramento e rubati dalle loro identità e ridotti in schiavitù.

Il metodo repressivo sperimentato dalla dittatura militare basato sulla tortura, sul sequestro, sui campi di concentramento clandestini, sui bambini trattati come bottino di guerra, sull' omicidio e sull'occultamento dei cadaveri resta una delle macchie più infami del passato recente della storia dell' umanità.

Il 24 di marzo del 1976 le Forze Armate e precisamente Massera per la Marina, Agosti per l'aeronautica e Videla per l'esercito, che poi sarà il presidente di fatto, rovesciano il governo di Isabelita Perón instaurando la dittatura militare.

I golpes militari in Argentina, come in tutti i paesi dell' America Latina, godevano dell' appoggio, oltre che della classi più abbienti del paese, anche di quello di una parte abbastanza consistente della classe media che vedeva nei militari un forte spirito patriottico utile per affrontare i problemi economici e politici in cui il paese si trovava. Gli stessi militari che prendono il potere definiscono il nuovo periodo storico che si accingono a interpretare come il Processo di Riorganizzazione Nazionale i cui i obiettivi strategici erano sterminare la guerriglia, riordinare l' economia e disciplinare la società.
Appena arrivata al potere la giunta militare dichiara lo stato d' assedio. Viene sciolto il parlamento, vengono abolite le organizzazioni sindacali e studentesche e chiusi i giornali non schierati.

Il Debito Estero
Una politica selvaggia di neoliberismo apre le porte a capitali e prodotti stranieri a scapito della già sofferente industria locale. Per colmare un deficit statale che si andava incrementando di anno in anno l'Argentina inizia a chiedere prestiti al Fondo Monetario Internazionale, organismo bancario controllato dai G7, iniziando così a mettere le basi per quello che diventerà negli anni '90, con il perpetuarsi dei prestiti dei governi costituzionali, uno dei più grandi debiti esteri del mondo e che porterà nel dicembre 2001 alla bancarotta dello stato e allo sfascio sociale ed economico del paese.

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Bambini e bambine soldato


Mezzo milione di minori sono impiegati negli eserciti regolari e nei gruppi armati di opposizione in 85 paesi; più di 250.000 di questi prendono parte ai combattimenti in 35 paesi, e ben 120.000 solo nel continente africano.

Nel Rapporto presentato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite al Consiglio di Sicurezza nel 2005 sono stati segnalati Paesi in conflitto o reduci da conflitti in cui i bambini e le bambine subiscono gravi violazioni dei loro diritti.

L’elenco dei Paesi è stato aggiornato nel Rapporto del 2006 ed attualmente comprende: Afghanistan, Burundi, Chad, Colombia, Costa d’Avorio, Iraq, Liberia, Myanmar, Nepal, Filippine, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sri Lanka, Sudan e Uganda.
Anche se sono stati compiuti progressi in alcuni Paesi, come in Liberia e in Sierra Leone, in alcuni aree di crisi, in Sudan (Darfur), Chad, Afghanistan, Iraq e Sri Lanka ad esempio, la situazione ha continuato a peggiorare, mentre in Libano, Israele e nei Territori Occupati Palestinesi la recente escalation di violenza ha causato migliaia di vittime.

Le bambine soldato
Sono sempre di più le bambine e le ragazze coinvolte nei conflitti armati che partecipano direttamente alle ostilità.
Si tratta di bambine e ragazze particolarmente vulnerabili, spesso rimaste orfane di entrambi i genitori, uccisi durante i combattimenti, o che vengono rapite durante le incursioni dei gruppi di ribelli.
Le ragazze rimaste orfane tendono a cercare rifugio e protezione negli eserciti per sfuggire alle dure condizioni della vita di strada, ma una volta arruolate vengono ridotte in schiavitù, costrette a soddisfare i desideri, anche sessuali, dei combattenti. Subiscono ripetutamente violenze e abusi. Il rischio di contrarre HIV/AIDS ed altre malattie sessualmente trasmissibili è molto elevato, così come le probabilità di restare incinta.

27 settembre 2008

Come un'impronta

LA SEMPLICITÁ

Non c’è verso, ho un sacco d’acciacchi. Grande sforzo mi è costato alzarmi di buon ora, vestirmi ed andare a rappresentare di nuovo le NONNE DI PIAZZA DI MAGGIO nel IVº Convegno che si è tenuto a Zugliano (UD) col titolo “Territorio e Vita”.

Terzo tavolo. Analisi sui temi scottanti: Terrorismo di Stato, Difesa di Diritti Umani, strategie di resistenza. Quaranta persone di tutto il mondo, anche dagli Stati Uniti (pensa tu!) che si sono prodigate nel raccontare le violazioni dei diritti umani subite dai loro popoli. Situazioni di estrema durezza che hanno subito confermato il piano imperiale che ormai tutti conosciamo: l’appropriazione ed il controllo del mondo. E che uno degli ostacoli per riuscirci è che ci sono troppi esseri umani su questo pianeta. L’impero è convinto che avanzino due miliardi di persone e che vanno ammazzate o fate scomparire al più presto possibile. Non importa il modo. Repressione, tortura e massacri, distruzione del territorio, emarginazione continua e permanente, negazione dei diritti alla salute ed all’alimentazione, promozione e stimolo di guerre fratricide, disinformazione e manipolazioni religiose sono i metodi usati. Le testimonianze che hanno apportato i compagni dell’Irak, dell’Afganistan, della Repubblica del Congo, del Messico, della Colombia, dell’Argentina, della Palestina…ma anche degli Stati Uniti, di Israele, della Spagna e della nostra stessa Italia ce li hanno illustrati profusamente.

Ci complicano la vita. Non solo materialmente. Il fatto che tutte queste violazioni vengono fatte con discorsi fuorvianti o nascondendole direttamente, fa sí che si debbano analizzare i casi, trovare le spiegazioni, ed individuare le crepe e le fessure del sistema che ci permettano di capire dove ci stano portando. Qui siamo noi a fare i discorsi “complicati”, per intendere la “complessità” in cui ci troviamo, per trovare vie di uscite, per creare reti di solidarietà e per chiedere aiuto. Cose per niente “semplici”. Fondamentalmente perché non sono uguali le violenze esercitate contro la popolazione congolese che quelle fatte subire ai palestinesi od ai colombiani. Non sono uguali i piani di massacro attuati in Irak od Afganistan che a Cuba od a Haitì. Ma se guardiamo in profondità troviamo un filo conduttore che può portarci a “semplificare” il quadro.

Per prima cosa dobbiamo identificare perfettamente il nemico. Non dobbiamo lasciarci confondere dalle apparenze: Gli Stati Uniti non sono un’altra cosa che un Paese appropriato da un’oligarchia che ora si identifica con quel nome…dello stesso modo che “l’Europa” identifica i vecchi imperi colonialisti. Quest’oligarchie mondiali sempre sono stati “loro”…e “noi” sempre siamo stati noi. Allora il conflitto è tra “loro” e “noi”. “Loro” vogliono distruggerci e “noi” vogliamo vivere. “Loro” voglio appropriarsi del mondo, e “noi” consideriamo il mondo nostra casa. “Loro” non hanno nessun diritto naturale; tutti i diritti che vantano ed esibiscono, incluso il diritto alla proprietà privata, sono sempre diritti basati in leggi redatte da “loro” e senza fondamenti naturali. “Noi” possiamo esibire e vantare sempre diritti naturali inalienabili ed imprescrittibili. Così di “semplice”.

Una seconda cosa che dobbiamo fare è quella di toglierci di dosso il fardello dell’ideologia. “Loro” hanno una sola ideologia: perpetuarsi nel potere per far guadagni con qualsiasi cosa. “Noi” ci siamo finora “complicato” la vita tentando di scoprire un sistema alternativo al capitalismo. E ci siamo complicati ancora di più quando l’abbiamo identificato ma ci siamo resi conto che c’erano un migliaio di sfumature. Allora sono sorte lotte interne, “complicazioni” da non finire, per spiegarci qual sistema era meglio di un altro. Il risultato fu la paralisi totale o la confusione o l’agire senza consensi. Tutti atti che si sono rivoltati contro di “noi” come un boomerang. Molte volte ci siamo ammazzati tra di noi solo per contare le uova nel paniere prima che il paniere fosse costruito o che nascesse la gallina che li ponesse. Basta! “Noi” vogliamo vivere in pace, “loro” non ci lasciano in pace. Allora prima dobbiamo toglierci di dosso “loro” e poi vedremo tra di “noi” cosa faremo. Se ci rispetteremo a vicenda e non copieremo il sistema che “loro” ci hanno imposto anche culturalmente, ce la faremo.

È vero che “loro” hanno le armi, i mezzi di comunicazione di massa e ci hanno colonizzato culturalmente da un bel po’, ma anche “noi” abbiamo anche le nostre armi. Possiamo resisterci ad entrare nel mercato, possiamo usare mezzi di comunicazione alternativi, ma fondamentalmente abbiamo la forza di vivere. E nessun popolo, storicamente, si è suicidato. Abbiamo anche il tempo. Il tempo è nostro miglior alleato. "Loro" vogliono tutto ora, "noi" lottiamo e resistiamo pensando alle future generazioni.

E la terza cosa che dobbiamo fare è non rinchiuderci in slogans o idee che riproducono luoghi comuni. Dobbiamo essere creativi ma anche accettare tutte le possibilità di lotta e resistenza. Non possiamo aver paura ad accettare la lotta armata come un possibile metodo in un preciso momento storico. Non è possibile sempre porgere l’altra guancia, specialmente quando “loro” ci hanno distrutto il volto. Dobbiamo capire che chi prende le armi in pugno per resistere sta dando la propria vita in dono per gli altri. Dobbiamo renderci conto che tutto serve, qualsiasi forma di resistenza sempre sarà un segno che indicherà che “noi” siamo vivi e vogliamo continuare a vivere. Che non ci arrendiamo. Non possiamo più discutere tra di noi per vedere chi ce l’ha più lunga o piscia più lontano…è un infantilismo che finora ci ha portato al fallimento. “Loro” se la ridono mentre “noi” giochiamo come bambini. Unione dev’essere la parola d’ordine. Non possiamo più dividerci in “noi”, “voi” e “gli altri”. O siamo tutti “noi”, oppure “loro” vinceranno sempre. Così di “semplice”.

E poi, la quarta cosa a tener in conto è quella di usare la Giustizia. Dobbiamo rivindicarla come un diritto umano fondamentale. E "loro" temono la Giustizia. "Noi" sempre abbiamo cercato la giustizia, "loro" sempre hanno agito come delinquenti. Con la Giustizia possiamo vincere. Senza Giustizia non c'è futuro.

17 settembre 2008

I mostri di "Pro Vida"



Argentina - Hanno negato il diritto all’aborto ad una bambina di 12 anni violentata dal patrigno.

Se c’è una cosa che mi fa imbestialire è l’arroganza di persone o gruppi di persone che con tutti i mezzi tentano di togliere diritti ad altre persone, o vogliono obbligarle a pensare od a credere nelle stesse cose in cui credono o pensano loro. Le campagne che quotidianamente fa la corporazione nominata Chiesa Cattolica Apostolica Romana contro il diritto delle donne all'aborto, contro il diritto ad una morte degna ponendo fine a sofferenze inaudite, contro l’uso di anticoncezionali, a favore di una morale di facciata, bigotta ed ipocrita sta rompendo le scatole a gran parte della società mondiale. Interferisce con la Giustizia ovunque, fa lobby contro governi democratici se questi non la considerano un “interlocutore privilegiato” e difende a spada tratta i propri preti pedofili sottraendoli alla Giustizia. Inoltre non perde mai l’occasione di chiedere soldi. Chiede soldi ai fedeli e chiede soldi ai governi. In questo è insaziabile. Costruisce il proprio potere corporativo basandosi in alleanze con magistrati, militari, poliziotti, medici, imprenditori e funzionari corrotti, con patti di mutua protezione e interscambio di favori. Una mafia perfetta.

Ora, nella provincia di Mendoza, Argentina, una bambina di 12 anni vede violato il proprio diritto all’aborto terapeutico perché quest’istituzione, che dovrebbe occuparsi solo della sua religione, ha fatto pressione sul Tribunale dei Minori, specificamente sul giudice Germàn Ferrer. La bambina è stata violentata nel seno della propria famiglia. Il suo patrigno reiteratamente ha abusato di lei e, come conseguenza, è rimasta incinta. La madre, dopo aver denunciato il marito, ha chiesto che le fosse praticato l’aborto terapeutico.

Argentina ha una legge, la n° 86 incorporata al Codice Penale, che permette l’aborto solo nei casi “1° - di grave pericolo per la salute o la vita della madre; 2° - nel caso che la gestazione sia prodotto di una violazione o dell’attentato al pudore su una donna idiota o demente”. I preti interpretano il testo basandosi fondamentalmente nel fatto che la bambina in questione ”non è né idiota né demente” sorvolando sulla violazione. “L’importante, --dicono--, è difendere la vita del feto per nascere, perché è una persona umana”.

La situazione dolorosamente grottesca è che questo tipo di aborto, non essendo punibile non ha nessuna necessità di alcun permesso o dell’intervento della Giustizia. La madre ha portato la bimba in ospedale ed ha fatto la richiesta ai medici, che subito hanno chiamato la polizia, che immediatamente hanno informato il giudice, che in pochi minuti ha convocato un Comitato di Bioetica composto da due preti, un avvocato della curia locale ed un pubblico ministero, putacaso, membro di un’organizzazione religiosa chiamata “Pro Vida”. In meno di una giornata la madre si è vista togliere la patria potestà e decretare l’allontanamento. La bimba è rimasta a carico della nonna (anche lei membro attivo di un gruppo cattolico) e ricoverata in ospedale “perché la gravidanza è a rischio”.

La domanda che mi faccio allora è: Chi sono questi personaggi nefasti? Perché tanta crudeltà? A chi giova tutto questo indaffararsi per imporre un criterio che dovrebbe essere molto personale e privato, tutelato di qualsiasi intromissione estranea? Il peggio è che questo giudice, questi preti, il pubblico ministero e l’avvocato parlano alla tv dettando cattedra di vita e di morale a tutta la società. Il corpo torturato della bambina viene torturato un’altra volta. Usato per fini subdoli, meschini, viziati di corruzione morale e di depravazione. Tutti, ci mancherebbe, appaiono ben vestiti, col naso all’insù e con sorrisi sornioni quando le domande li incalzano e non vogliono rispondere platealmente. Si sentono al di sopra della plebe che di queste cose non se ne intende. Logicamente, parlano sempre del diritto del feto; mai dei diritti della bambina o dei diritti umani.

Sono mostri. Ed oltre ad odiarli visceralmente, io credo sinceramente che siano loro un vero aborto della natura.