6 febbraio 2009

Tra razzismo e nazismo

Tra l'indifferenza popolare passa il DDL sulla sicurezza. Una norma razzista che porta l'Italia agli inizi degli anni '30.
Vince Maroni il "Cattivo": medici 'spie' e permesso di soggiorno a punti

Che essere in regola sul territorio italiano fosse praticamente una lotteria, gli immigrati l'avevano capito da un pezzo. Ma ora che il governo ha introdotto il permesso di soggiorno a punti, nessuno ha più dubbi: la loro vita è appesa a un filo. Già, perché i punti si perdono non solo se si viola una legge. Te li tolgono anche se non parli bene italiano o se non hai raggiunto un buon livello di integrazione. E con questi presupposti, non sarà una passeggiata farsi largo tra le paure degli italiani.

Ora sarà il governo a stabilire nel dettaglio le modalità di applicazione della legge, ma il disegno tracciato dalla Lega è questo, basato tutto «sull'impegno a sottoscrivere specifici obiettivi di integrazione, da conseguire nel periodo di validità del permesso di soggiorno». Non c'è neanche bisogno di dirlo: se arrivi a zero, te ne torni a casa.

È solo una delle pagine nere della nostra povera Italia scritte giovedì mattina al Senato. L'altra riguarda un divieto, una norma di civiltà. Quella per cui nessun medico che si fosse trovato a curare un immigrato senza permesso di soggiorno lo avrebbe potuto denunciare. Un'elementare difesa del diritto alla salute che ora, grazie ad un emendamento della Lega votato da 156 senatori, non c'è più. Non sono bastati i 132 voti contrari dell'opposizione, nemmeno l'unico astenuto avrebbe cambiato le cose. La follia securitaria è cieca, anche di fronte a chi è malato.

Contro la decisione della maggioranza, si leva un coro d'indignazione. Il Pd, che ha votato contro, si stupisce, per usare le parole di Anna Finocchiaro «che non si colga che si è superato il passo che distingue il rigore della legge dalla persecuzione». Al ministro Maroni, presente in Aula per festeggiare la vittoria della sua linea «cattiva», la Finocchiaro ricorda che «se un medico ora potrà denunciare un immigrato, allora il germe della paura porterà queste persone a non andare più negli ospedali per partorire o se avranno una malattia la nasconderanno. Questo – conclude la senatrice Pd – non è rigore, ma produce il timore di essere perseguitati». «Vergognoso» è l'aggettivo che usa anche Walter Veltroni, secondo il quale sotto c'è «un'idea inumana, un'idea sostanzialmente razzista, per me del tutto inaccettabile».

Insomma, la «cattiveria» che Maroni aveva minacciato contro gli immigrati è diventata puro razzismo. Morena Piccinini e Pietro Soldini della Cgil non hanno dubbi: «Sono razzisti gli emendamenti approvati al Senato nel pacchetto sicurezza, dalla tassa aggiuntiva per i lavoratori regolari che chiedono il rinnovo del permesso di soggiorno, nonostante lo stesso presidente Berlusconi avesse dichiarato di non condividerla, alla sostanziale sollecitazione ai medici a denunciare cittadini irregolari che accedono alle cure, per arrivare al soggiorno a punti. La Cgil – aggiungono i due dirigenti sindacali – denuncia l'imbarbarimento politico, culturale ed etico del governo e della maggioranza parlamentare che non esercita solo un' azione persecutoria verso i cittadini migranti, ma arriva a ledere la dignità e responsabilità dei medici e di tutto il personale sanitario rispetto ad un principio fondamentale del giuramento di Ippocrate qual è il segreto professionale».

Indignate le Acli, secondo le quali, spiega il presidente Andrea Olivero, «non si favorisce la sicurezza e la legalità producendo leggi ingiuste e inapplicabili. Non si possono introdurre nell'ordinamento giuridico principi contrari a quelli dichiarati e praticati nella vita professionale di medici e operatori sanitari». Duro il giudizio anche della Cei: «I medici aiutano le persone che soffrono, non so come faranno in questa situazione a difendere la loro professionalità: compito di un medico è quello di assistere chi soffre senza guardare alla religione, al colore della pelle o se è un condannato a morte».
Anche il senatore teodem del Pd, Luigi Bobba, si chiede «che razza di coerenza hanno i cattolici del Pdl che, da una parte, sulla dolorosa storia di Eluana Englaro fanno a gara ad intervenire e, dall'altra, se ne restano in silenzio e votano senza esitazioni un provvedimento indecente come questo». L'unica speranza, resta l'obiezione di coscienza. Un medico, Gino Strada, fondatore di Emergency, si dice certo che «anche di fronte all'inciviltà sollecitata da una norma stolta prima ancora che perversa, i medici italiani agiranno nel rispetto del giuramento di Ippocrate, nel rispetto della Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Nel rispetto, soprattutto, di chiunque si rivolga a loro avendo bisogno di un medico».

Medici Senza Frontiere , che ha lanciato la campagna «Siamo medici e infermieri. Non siamo spie», si appella ora alla Camera dei Deputati perché riveda la decisione del Senato. L'associazione dei medici dirigenti esprime la sua «profonda disapprovazione» e si dice costretta «ancora una volta a constatare la preoccupante superficialità che il governo non perde occasione di dimostrare nei confronti dei problemi della salute e della sanità di questo Paese».

5 febbraio 2009

El cipayismo en números


ARGENTINA DE REMATE

MALARGÜE - Mendoza: 250.000 hectáreas (equivalente a 12 veces la superficie de la Capital Federal),compradas por empresarios de Malasia, con gente adentro, además de miles vendidas y ofrecidas a capitales chinos y españoles.
Vendidas: 500.000 hectáreas.
En venta: 800.000hectáreas.

DIQUE DE LAS CARRETAS - SAN LUIS: 40.000 hectáreas compradas por empresarios italianos.
En venta: 850.000 hecs.

SAN JUAN
: 2.000.000 de hectáreas en venta, más del 20% de la provincia incluyendo la frontera con Chile.

CATAMARCA: Se venden campos del tamaño de la isla Gran Malvinas a U$S 8.- la hectárea (el precio de un 'BigMac' en EEUU)
Vendidas: 100.000 hectáreas a un grupo holandés.
En venta: 1.600.000 hectáreas.

EL DORADO - MISIONES: 172.000 hectáreas de la selva Paranaense (única en el mundo), taladas por la empresa ALTO PARANÁ, propiedad del grupo ARAUCO de Chile.

FORMOSA, CHACO Y CORRIENTES: 1.400.000 hectáreas en manos de capitales australianos.

PTO. GRAL. SAN MARTIN - SANTA FÉ: tierras compradas por EEUU. Se han desplazado monumentos históricos nacionales.

ENTRE RIOS:
Vendidas 100.000 hectáreas.
En venta 150.000 hectáreas.

SGO. DEL ESTERO, TUCUMÁN Y LA RIOJA:
Vendidas: 120.000 hectáreas.
En venta: 1.300.000 hectáreas.

SALTA:
2.400.000 hectáreas en venta, entre ellas se encuentra la finca JASIMANA en el corazón de los valles calchaquíes, equivalente a 65 veces la superficie de la Cap. Fed.
En total, en venta y vendidas 13.000.000 de hectáreas, equivalente a la superficie de Cuba.

PATAGONIA: Se vendieron tierras que incluyen lagos, ríos, fronteras, animales, aún en zonas de seguridad.

USHUAIA, TIERRA DEL FUEGO: 100.000 hectáreas de bosque (el más austral del mundo), compradas por una corporación de EEUU que intenta talarlas. Cada planta tarda decenas de años en crecer debido a las condiciones climáticas.

LAGO ROSARIO - CHUBUT: 20.000 hectáreas compradas y cercadas por alemanes, que incluían la reserva de Naturales Mapuches más grande del país, que fue desplazada y despojada de las mejores pasturas para alimentar ganado.

SANTA CRUZ: las estancias ( 80.000 hectáreas), Monte León, Don Aike, El Rincón, y Sol de Mayo (cordillera) ,comprada por el terrateniente Douglas Tompkins de EEUU, quién pretende apoderarse de las reservas de agua potable más puras del planeta, formadas por la cuenca de los hielos continentales Patagónicos, que desembocan en su mayoría en el río más caudaloso de Patagonia (Rio Santa Cruz). Douglas Tompkins, reclama a través de su empresa (THE PATAGONIA LAND TRUST) que el gobierno de la provincia renuncie a estos lugares, quedando finalmente regidos bajo leyes de EEUU.

En la ARGENTINA hay vendidas y en venta 16.900.000 hectáreas a extranjeros. Si a eso le sumamos el proyecto de privatizar bancos como el Nación, que hoy tienen en sus manos 14.500.000 hectáreas de chacareros endeudados, podrían pasar a manos extranjeras un total de tierras vendidas e hipotecadas de 31.400.000 hectáreas. Para compararlo en dimensiones, algo así como TODA LA PROVINCIA DE BUENOS AIRES en manos de capitales extranjeros.

En nuestro país hay quienes limpian las cabeceras de puente, las lustran y les crean las posibilidades a los extranjeros para apropiárselas, debiéramos comenzar un registro de estos cipayos traidores a la patria.

NOTA: La venta de tierras a extranjeros en EEUU, está sumamente restringida, por ser considerada un insumo estratégico.

4 febbraio 2009

Le sei bugie sul caso Englaro

Ecco come stanno le cose
di Luca Landò
Partirà da domani o venerdì la progressiva riduzione dei nutrienti per Eleana Englaro, la donna che da 17 anni è in stato vegetativo permanente e che ora è ricoverata nella clinica «La Quiete» di Udine. Lo ha detto il neurologo che segue Eluana Englaro, Carlo Alberto Defanti. «Il protocollo - ha detto Defanti - è partito nel momento del ricovero e prevede che la quantità di nutrienti venga ridotta dopo tre giorni».
Intanto secondo il sottosegretario Roccella la clinica La Quite non avrebbe i requisiti. Questo dopo una discussione con l'assessore alla Salute del Friuli Venezia Giulia, Wladimir Kosic. Ecco la realtà:

1. «Eluana soffrirà»
Il cervello di Eluana è stato irrimediabilmente compromesso la notte del 18 gennaio 1992 quando la sua auto slittò sul terreno ghiacciato e andò a sbattere contro un muro. L’incidente lasciò intatte le parti del cervello che controllano le funzioni fisiologiche primarie, come la respirazione e il battito cardiaco, che si trovano nel cosiddetto tronco encefalico. I danni più gravi riguardarono invece la corteccia cerebrale, una sorta di “cuffia” che avvolge il cervello e nella quale vengono elaborate funzioni più complesse come la parola, la visione, la percezione del dolore ma anche la fame e la sete. Quando i medici della clinica di Udine inizieranno a ridurre progressivamente l’idratazione e l’alimentazione artificiale, Eluana non si accorgerà di nulla, così come è da 17 anni che non avverte né fame, né sete, né dolore.

2. «Potrebbe risvegliarsi»
Dire che Eluana si possa riprendere dalla situazione in cui si trova (stato vegetativo permanente) è come dire che il treno su cui viaggiamo deraglierà sicuramente o che la casa in cui ci troviamo crollerà tra cinque minuti: tutto è possibile, ma le probabilità che simili eventi accadano sono talmente basse da non poter essere prese in considerazione ai fini delle nostre decisioni (altrimenti non viaggeremmo sui treni o non abiteremmo dentro case).

3. «È come Terry Schiavo»
Eluana è stata definita la Terry Schiavo italiana, con riferimento alla giovane americana su cui si è accesa una violenta battaglia giuridica. Come scrive Maurizio Mori nel suo libro («Il caso Eluana Englaro», Pendragon Editore), «l’analogia è corretta per quanto riguarda l’aspetto clinico (in entrambi i casi si parla di stato vegetativo permanente), è invece sbagliata per quanto riguarda i risvolti giuridici». La vicenda di Terri Schiavo divenne una “caso” per via della fortissima divergenza tra i famigliari. Il marito asseriva che lei non avrebbe mai voluto restare in stato vegetativo e chiedeva la sospensione dell’alimentazione e idratazione artificiali; al contrario, il padre, la madre e il fratello della donna sostenevano che quella non era la volontà di Terri.«Il caso Eluana - ricorda Mori, che ben conosce la famiglia - non ha mai presentato alcun contrasto tra i famigliari. Anzi, la situazione è diametralmente opposta: i genitori Englaro sono perfettamente concordi circa la sospensione dei trattamenti».Il caso Terri Schiavo, semmai, insegna un’altra cosa: l’autopsia eseguita subito dopo la morte della donna rivelò che il cervello si era irrimediabilmente atrofizzato al punto da pesare soltanto 615 grammi (circa la metà del normale). Quell’esame stabilì senza ombra di dubbio che le sue condizioni erano «irreversibili e che nessun tipo di terapia o cura riabilitativa avrebbero potuto cambiare le cose», come disse il dottor John R. Thogmartin, patologo del sesto distretto giudiziario della Florida che condusse l’autopsia.

4. «Morirà di sete»
Dicono: interrompere l’idratazione e l’alimentazione artificiale ad Eluana è come togliere il pane e l’acqua a una persona. L’analogia fa effetto ma è sbagliata: si tratta infatti di trattamenti sanitari che richiedono un intervento del medico sia per quanto la modalità di somministrazione (nel caso di Eluana un sondino nasogastrico) sia per il tipo sostanze inserite (non un frullato di frutta preparato in cucina ma una miscela di proteine, vitamine e quant’altro indicate dietro rigorosa prescrizione medica). Se si decide di interrompere ogni forma di accanimento terapeutico, come in questo caso, è giusto sospendere anche questi trattamenti artificiali.

5. «È un omicidio»
Maurizio Gasparri, presidente dei Senatori PdL, ha detto ieri che «è iniziato l’omicidio di Eluana», frase che si accompagna a quella di Enrico La Loggia, vicepresidente del Gruppo PdL alla Camera («A Udine si sta per compiere un vero e proprio omicidio») e a quella del cardinale Barragan («Fermate quella mano assassina»). Infine l’associazione cattolica «Scienza & Vita», lo scorso anno, ha lanciato un appello che iniziava con queste parole: No alla prima esecuzione capitale della storia repubblicana».
Prima di usare simili espressioni, pronunciate al solo scopo di stimolare emozioni e attirare attenzione, sarebbe bene riflettere su alcuni punti: 1) l’articolo 32 della Costituzione dice che «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario» e che «La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». Proprio di recente, una donna a cui si è prospettata la necessità di amputare un arto, ha deciso di rifiutare l’intervento anche se questa scelta le è costata la vita; 2) il padre di Eluana ha percorso tutto l’iter del nostro sistema giudiziario prima di ottenere l’autorizzazione a interrompere i trattamenti artificiali di alimentazione e idratazione che da 17 anni tengono in vita il corpo di Eluana. I giudici hanno riconosciuto: a) che il padre ha svolto il ruolo di tutore delle volontà della figlia (che non avrebbe voluto vivere in condizioni di stato vegetativo); b) che i trattamenti artificiali di alimentazione e idratazione sono trattamenti medici e, come tali, rientrano in questo caso nella fattispecie di accanimento terapeutico; 3) l’omicidio, il più grave dei reati, è punito con le pene più alte: il medico che interrompe, dietro volontà del paziente o del suo tutore, una situazione di accanimento terapeutico non è punito dalla legge; al contrario, lo sarebbe se si ostinasse a curare il paziente contro la sua volontà (abuso di ufficio).
4) a parte la scelta di ignorare il dramma di una famiglia (ma anche quello di altre 2500 nella stessa condizione) gli esponenti di Scienza & Vita hanno deciso di non riconoscere la figura dei giudici della Corte di Appello e della Corte di Cassazione che hanno sentenziato sul caso Englaro. La condanna capitale in Italia è infatti vietata dalla Costituzione (art. 27): cosa intendevano sostenere gli autori dell’appello, che in Italia i giudici non rispettano la Costituzione?

6. «Si tratta di eutanasia»
La Cei ha detto ieri che «togliere idratazione e alimentazione ad Eluana è eutanasia».Va notato come nella frase, ripresa dalle agenzie, manchi l’aggettivo “artificiale”: come spiegato sopra, l’alimentazione e l’idratazione artificiali sono, in questo caso, trattamenti sanitari e, dunque, da interrompere per volontà del padre che, come riconosciuto dalla legge, rappresenta quella della figlia. L’eutanasia viene praticata in alcuni Paesi, l’Olanda ad esempio, per alleviare le sofferenze di pazienti terminali. La morte viene indotta con la somministrazione, prima di un sedativo, poi di una sostanza che blocca il battito cardiaco o interrompe la respirazione: è dunque un intervento attivo che viene effettuato dietro volontà del paziente e dopo la decisione di un giudice. Eluana non è una paziente terminale: non ha un male che la consuma giorno dopo giorno. Nessuno, inoltre, ha mai parlato di interrompere il suo battito cardiaco ricorrendo a farmaci. Eluana si trova invece in una situazione vegetativa permanente che si protrae nel tempo solo per i trattamenti di idratazione e alimentazione artificiali. Secondo quanto detto dal padre e dai giudici dopo 12 anni di valutazione del caso, questi trattamenti sono stati sempre effettuati contro la sua volontà.

Ma guarda come sto tremando!


Il potere che va alla testa


Coerente col suo passato

Ecco la storia. Surreale. Dicono ci sia un ex sindacalista che ha fatto carriera. Quando era sindacalista i lavoratori li difendeva (si fa per dire). Adesso li licenzia. A ferragosto è toccato (per la seconda volta) a quello che aveva denunciato gli incidenti ai treni. (Per comodità lo chiameremo Dante). Sotto il sole d'agosto a Dante è arrivata una lettera: falsità e procurato allarme, a casa. Peccato che fosse il suo mestiere denunciare i rischi perché Dante è un Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. La vicenda si trascina e, nella sua magnanimità, l'ex sindacalista si è anche detto disponibile a revocare il licenziamento in cambio dell'abiura più totale. Dante ha deciso: niente da fare, la mia dignità non ha prezzo. E intanto un'inchiesta che conferma le denunce va verso la conclusione rischiando di ribaltare le certezze dell'ex sindacalista.

Ma la notizia succosa è un'altra. Dicono sia accaduto qualche giorno fa. Dicono che un altro Rls, visto l'ennesimo treno spezzato, abbia denunciato la scarsa manutenzione. Si tratta di un "gran rompicoglioni", uno che sta lì (pensate un po') a contare i morti sul lavoro, a chiedere che i giornali ne parlino almeno quanto del Grande Fratello.

Lo chiameremo Marco. Ebbene, Marco ultimamente ha scoperto le agenzie di stampa. Le tempesta di comunicati e ogni tanto riesce a farseli pubblicare. Bene. Accade che per un errore l'agenzia lo definisca Rls delle Ferrovie.

Appena letto il lancio l'ex sindacalista va su tutte le furie. Ne chiede subito la testa. Lo fa cercare dagli stessi sindacati: "Dove lavora questo Marco? Lo voglio subito licenziare". Fa chiamare tutti, da Nord a Sud, da Est a Ovest. Ma niente, nessuno lo conosce.

Finalmente qualcuno lo informa. "C'è stato un errore, Marco non lavora nei treni. Non lo possiamo licenziare". Dicono che l'ex sindacalista si sia messo a piangere....

In Italia si può torturare


Sicurezza, il Pdl «cattivo». Passa anche la tortura
Prima per due volte manca il numero legale, poi quando a votare sono arrivati, una delle prime cose che hanno fatto è bocciare l’emendamento che avrebbe introdotto nel nostro codice penale il reato di tortura. Con 123 sì, 129 no e 15 astenuti, la proposta dei senatori radicali, che fanno parte del gruppo Pd, Marco Perduca e Donatella Poretti è stata respinta.

Insomma, sicurezza sì, ma come pare a noi, sembra dire la maggioranza. Il crimine di tortura, evidentemente, non rientra nelle prerogative del governo. Anche perché raramente a compierlo sono lavavetri, immigrati clandestini o prostitute. Peccato che introdurre questo reato nel codice penale sia un obbligo: ce lo impone l’Onu da 22 anni a questa parte. Per questo, l’associazione Antigone, per voce del suo presidente Patrizio Gonnella, annuncia che «denunceremo il governo italiano agli organismi internazionali».

Quella di mercoledì in Senato è una giornata da ricordare. La discussione sul decreto sicurezza sarebbe dovuta cominciare alle 9 e mezza. Ma al centrodestra, sempre pronto a sbandierare belle parole sulla sicurezza, non deve premere troppo passare dagli intenti ai fatti. Per ben due volte, infatti, è mancato il numero legale. Prima sulla lettura del processo verbale, poi addirittura al voto.A chiedere la verifica dei presenti in Aula sono stati i senatori del Pd, insospettiti da tutti quegli scranni vuoti. Indignata la capogruppo Anna Finocchiaro: «Sulla questione della sicurezza hanno fatto una campagna mediatica straordinaria e poi non vengono neanche a votare. La domanda a questo punto è: ma di che cosa stiamo a parlare se per due volte manca il numero legale? Il tema della sicurezza – prosegue la Finocchiaro – è stato usato in tutti i modi, elettorale, strumentale, propagandistico. È stato predisposto dal governo e dalla maggioranza come se fosse la panacea di tutti i mali. Ci hanno messo dentro il più puro distillato di ideologia in particolare sulla questione dell'immigrazione».

Oltre a non votare, comunque, i senatori della maggioranza non sanno fare bene nemmeno i conti. Partito Democratico e Italia dei Valori in Aula hanno di nuovo denunciato la mancanza di copertura finanziaria al decreto. Secondo il senatore Idv, Luigi Li Gotti, infatti, i costi inizialmente previsti nel testo del ddl «lieviteranno a causa della riformulazione del reato di clandestinità», che ora riguarda anche tutti quelli che soggiornano illegalmente in Italia. Non ha dubbi nemmeno il senatore Pd Giovanni Legnini: «Ieri - ha spiegato Legnini - la commissione Bilancio aveva dato parere favorevole con il no di Pd e Idv ma il dato fornito dalla Ragioneria dello Stato è palesemente falso. Non ho timore a dirlo – ha aggiunto – perchè i soggiornanti vengono indicati in 3.660 unità. Poichè il dato è chiaramente sottostimato si pone un problema serio».

Il giudizio del Pd sulle misure della maggioranza in materia di sicurezza è perentorio: «È un provvedimento che noi non condividiamo – spiega il vicepresidente dei senatori Pd Luigi Zanda – non stanzia le risorse necessarie e poi è molto ideologico come dimostrano le norme sull'immigrazione che non prevengono il fenomeno, ma aggravano soltanto le pene». Unico terreno su cui si è trovato l’accordo è l’antimafia: è passato infatti l’emendamento che inasprisce il carcere del 41bis. «All'interno di un ddl che riteniamo sbagliato e al quale daremo il nostro voto contrario – spiega Anna Finocchiaro – come Pd abbiamo contribuito a migliorare l'articolo 34 che inasprisce il carcere duro per i mafiosi».

2 febbraio 2009

¿El 3000 nos encontrará unidos o dominados?


EL INVESTIGADOR WALTER PENGUE DEBATE SOBRE AGRICULTURA, MEDIO AMBIENTE Y ECONOMIA
“Se está perdiendo la soberanía alimentaria de los pueblos”
Lleva años estudiando en el ámbito académico tópicos que recién ahora salen al debate público: los problemas ecológicos de la producción agropecuaria, el consumo, la crisis alimentaria, la economía y los costos naturales. “La Argentina es un gran territorio que no estamos sabiendo ocupar ni monitorear, ni manejar”, advierte.

Por Walter Isaía y Natalia Aruguete
–¿Cuál es la relación entre la crisis alimentaria en algunos países y la crisis financiera internacional?
–La población mundial tiene unos 6600 millones de habitantes. Existen modelos agrícolas que alimentan a esa población, prácticamente al 30 por ciento cada uno. Uno de esos modelos es la agricultura industrial que provee a los países desarrollados y a las grandes ciudades de los países en desarrollo, como la Argentina, Brasil, etc. Allí sí puede pensarse en una crisis alimentaria, vinculada con el flujo de alimentos y con el consumo en esos escenarios. Pero hay una gran parte del mundo que tiene una agricultura menos intensiva, de base campesina, de modelo agroecológico y desarrollo local de los productos que no vio pasar la crisis.

–¿Por qué no los afectó?
–Porque esa agricultura está vinculada con la gente: el intercambio es entre personas y no entre puertos y fluyen a través de sistemas de intercambio diferentes de los de los traders cerealeros, que son los que suben el precio de los alimentos y crean las crisis. Lo que se está perdiendo, en realidad, es la seguridad y la soberanía alimentarias de los pueblos. Si dejamos que el intercambio siga estando en manos de los grandes comercializadores de alimentos sí vamos a una crisis, pero de apropiación. La agricultura de base campesina podría triplicar su producción con apoyo tecnológico aplicado. Podríamos nutrir a muchos mediante una agricultura más independiente. Pero muy pocos se dedican a investigar para esos productores.

–¿Es posible diferenciar las reglas de juego entre las grandes comercializadoras y los pequeños productores y campesinos?
–Necesitamos más Estado que intervenga en los mercados, apoyando a las pequeñas economías de desarrollo agrícola y de pequeños y medianos productores, cuya producción apunta más a los mercados locales que a la exportación. Lo que hay que discutir es que las retenciones de los productos que se exportan no las terminen pagando los agricultores. Porque los traders lo único que hacen es tomar lo de los agricultores.
(continúa) (leer el artículo completo clckando aquí)

Feliz cumpleaños, hermano


A pesar de la distancia y de los años, no te olvido, hermano. Que los cumplas feliz rodeado de los tuyos...y que el fueye no deje de sonar.

Una historia vieja de 40 años


HILDA

Los camiones del ejercito comenzaron a llegar a Lules y Bella Vista a la madrugada. Los habitantes se despertaron en la oscuridad fresca con un ronroneo de motores macabro. La sinfonìa de la invasiòn alcanzò el punto culminante cuando en la esquina de la plaza un tanque aplastò el ùltimo perro pila, extinguiendo una raza de perro americano, feo y sin pelo, que habìa resistido por màs de quinientos años las maldiciones de los blancos.
Las òrdenes secas que se oian a travès de las ventanas entrecerradas hicieron que los empleados de los ingenios se vistieran ràpidamente para ver què sucedìa. Los ruidos trajeron hasta sus dormitorios penumbrosos la amenaza que se cernìa sobre la cabeza de quièn osara asomarla afuera. Asì, hablando en voz baja, movièndose cautelosamente en la oscuridad de su cobardìa, esperaban la resurrecciòn de un orden que se habìa desequilibrado. "No era posible", pensaban, "que los obreros se tomaran estas libertades".
En el '67, una lucha en la cùspide del poder, hizo que un dictador militar "nacionalizara" los ingenios azucareros. Un poco por los precios bajos del mercado, otro poco porque se esperaba --ya se estaba negociando—una indemnizaciòn jugosa, la oligarquìa local seguìa el juego y se mantenìa a la espectativa de los acontecimientos. La poblaciòn interna de los ingenios, como el tercero en discordia, vio que era la oportunidad esperada para romper el yugo de la explotaciòn que sufrìa desde hacìa tantos siglos.
Una madrugada, una sombra pasò por encima de una pirca baja. Se agachò apenas en el campito de arvejas que bordeaba el ingenio Nuñorco, asomò la cabeza en la oscuridad, avanzò dos o tres pasos y largò un silbido lloròn, de pàjaro macho malherido. Otras sombras, en estricto silencio, saltaron las piedras seculares. La Tierra estaba calladita y habìa dado orden a las piedritas de ni moverse. La invasiòn al ingenio habìa comenzado. De Bella Vista, de Lules, de Nuñorco llegaban las familias. Con sus cacharros brillantes, con banderas multicolores al viento fresco de la mañana, izadas en ramas altas y flexibles. Las mujeres, con sus culos redondos, envolvìan en su cuerpo a las guaguas que dormìan con un ojo abierto, sabedoras que participaban de una resistencia que se continuaba en los siglos.
Durò apenas siete dìas la ocupaciòn. Se trabajò con horario y turnos fijos: los hombres defendiendo con palas y machetes las picadas entre el cañaveral, arreando brazadas de caña dulce al galpòn del trapiche. Las carpas de lonas agujereadas hormigueaban de ollas de mate cocido y locros picantes que daban calor al cuerpo y fuerza a las conciencias. A la hora del crepùsculo, casi igual a lo que los pueblos hacìan desde mil años atràs, casi sin quererlo, como algo que pertenece a lo màs ìntimo del ser, los ojos giraban hasta consagrarse en el sol, ese disco naranja brillante que descendìa detràs de las cumbres del Aconquija. Para ganar confianza y sentirse hombres de nuevo, mancomunados en una dignidad que creìan haber perdido hace siglos.
Noguès hijo era hombre de negocios y buscador de riquezas. Su pròstata cancerosa no lo dejaba tranquilo en las noches. El fantasma de su padre, desde las alturas de un retrato a tamaño natural, le echaba en cara su debilidad para mantener el orden y la disciplina en los lìmites de su propiedad.
Muchos años atràs, Noguès padre habìa importado desde Buenos Aires un mastìn negro y enorme que mantenìa oculto y medio hambriento. En su casa de mil habitaciones se escuchaban, de noche, ruidos y lamentos que parecìan venir desde otros mundos. Los ecos de los cerros no muy lejanos daban una reverberancia lùgubre a esos rumores apagados y los peones empezaron a transmitir de boca en boca, la leyenda de que el viejo Noguès tenìa un pacto con el Diablo y se transformaba en un perrazo negro que mataba a dentelladas a quien le era enemigo.
En la època de las revueltas populares del '30, los primeros cadàveres destrozados dieron veracidad a la historia y el viejo aprovechò para limpiar de sindicalistas y socialistas su feudo diciendo: "Tengo un familiar que se ocupa de los que quieren hacerme daño. Nadie podrà jamàs hacerme daño porque mi familiar sabe todo y destrozarà incluso a los que piensen mal". A partir de ese momento el perrazo fue dejado en libertad para que esparciera un terror atàvico entre la poblaciòn. Ya no hubo màs tranquilidad en las noches: se fabricaron de apuro puertas màs resistentes y creciò la presencia de crucecitas bendecidas sobre las cunas de los niños. Cada tanto, algùn peòn castigado era ofrecido como sacrificio y su cadàver mutilado y desfigurado aparecìa al amanecer en la plaza para ratificar que el poder no podìa ser discutido.
Un dìa, el perro amaneciò colgado de una rama, a la vista de todos. Degollado y desventrado, goteaba la ùltima sangre al sol naciente demostrando a los temerosos de que el Diablo tambièn puede morir. Y fue tambièn el fin del viejo Noguès: al mediodìa las llamas de su casa iluminaban el cañaveral y el humo oscurecìa el cielo. La familia fue respetada, pero del viejo no se encontraron ni los huesos. Una semana màs tarde, el ejèrcito entrò a sangre y fuego en los pueblitos sublevados: no quedaron màs que algunos viejos y niños para contar la masacre con recuerdos velados y confundidos.
Ahora, Noguès hijo, espantado por los recuerdos y viendo que la historia es una rueda que repite infinitamente los mismos giros; temblorosamente, bajo los ojos desafiantes de su padre en el retrato, a las doce de la noche hizo la primera llamada:
--Haceme el favor, Pelado. Una situaciòn como èsta vos sabès bien que va en contra de la Patria. Sì, el gobierno y yo somos la Patria. Son todos subversivos. Ahora quieren plata en vez de los vales y vienen con no sè què carajo de derechos sindicales y autogestiòn-- hizo un silencio, escuchando --Què superiores ni ocho cuartos. Què querès ? Un decreto? Te lo hago fabricar en cinco minutos. Dale, andà y arreglame el quilombo. Ya sabès que conmigo no hay problemas. Una mano lava la otra, no ?

Hilda Guerrero, chola grande y corajuda, habìa sabido leer. Y en unos papelitos que se encontrò en la ruta principal que va de Tucumàn a Catamarca, comprendiò palabras como sindicato, lucha contra el patròn explotador, salario y desproporcional riqueza. La foto de Evita siempre estuvo pegada en una alacena en su rancho de adobe, con una florcita debajo. Ella decìa que habìa sabido leer y escribir gracias a ella, que le habìa mandado maestros a ese caserio perdido en las montanas. Y se largò a hablar, y ya no la pudieron parar. Con un papelito explicaba què era eso del capitalismo.
--Ven esta hoja de papel ? Bueno, esto representa tooodita la producciòn del ingenio. Segùn el patròn, estos son los costos de maquinaria-- y cortaba un pedacito chiquito --Esto son los costos de la mano de obra, o sea nosotros—y cortaba otro pedacito chiquito-- y esto son los sueldos de los tècnicos y cortaba otro pedacito, apoyàndolos suavemente en el piso de tierra apisonada –Esto otro son los costos financieros, que segùn èl se lo comen vivo-- y cortaba un trozo màs o menos grandecito --Y esto son los costos de venta y distribuciòn del azùcar, màs el transporte a la ciudad-- y cortò el ùltimo pedazo de la hoja.
Mostrando en alto el trozo que quedaba, gritaba:
--Ven esto, lo ven ? Es màs de la mitad de la hoja conque empezamos. Esta es la ganancia que se mete en el bolsillo el muy hijo de puta. Y quièn mueve las màquinas y quièn corta las cañas y quièn deja las manos dentro de los rodillos de los trapiches y quiènes son los boludos que tienen que gastar su sueldo en los almacenes de èl ? Nosotros. Este pedacito chiquito que se ve aqui somos nosotros. Mil trescientos veinte tipos somos ese pedacito chiquito. Y sin contar los niños y los viejos. Ahorita los militares han nacionalizado los ingenios. Quiere decir que son del pueblo. Los ingenios son nuestros. Los patrones no quieren que se trabaje para crear una falta de azùcar en el mercado y conseguir mejores condiciones para la indemnizaciòn. Los ingenios deben volver a trabajar porque de nosotros nadie habla. A nosotros nadie nos pregunta què queremos o còmo estamos. A nadie le importa si a nosotros nos pagan con vales y no sabemos què es el dinero. Debemos ocupar las tierras y hacerlas producir. Para demostrar que los patrones estàn de màs. Para demostrar que el azùcar puede ser màs barato de lo que lo estàn vendiendo. Para hacer valer nuestros derechos de pobladores y de trabajadores. Debemos ocupar los ingenios hoy mismo.

Hilda Guerrero corrìa entre las cañas, esquivando las balas. Su culo redondo y pesado, orgullo de su juventud, era ahora un peso imposible que le impedìa la fuga. Sus compañeros caìan a su lado como marionetas a las cuales se les habìa roto el hilo que coordinaba sus movimientos. Que ridìculas las posiciones de la muerte ! A Juan Candòn se le partiò la cara y la mandibula cayò en un surco mostrando los dientes al Sol y èl siguiò corriendo con una boca enormemente abierta al espanto. A Hermenegildo Santillàn le silbò una bala bajito, casi un susurro cuando le penetrò el pulmòn. El viejo Tolentino siguiò su carrera de rengo con un brazo que se le alargaba dentro de la manga hasta caer fofo al suelo.
Ella continuaba a correr, sabiendo que ese mal sueño de anoche se estaba haciendo realidad. Maldecìa la hora en que, dejando de lado un presentimiento infausto, se puso la pollera colorada. Ahora era el blanco preciado de todos los fusiles del Quinto Regimiento de Infanterìa. Zum, silbaban a cada instante las avispas del infierno; zum, hacìan estallar las cañas; zum, volaban triunfantes las alas negras en el amanecer claro.
Al pasar la pirca que dividìa el cañaveral del campito de arvejas, la pollera colorada fue bandera al viento. Unos ojos grises, de oficialito porteño con aires de europeo bien nacido, apuntaron despacito, como sabiendo medir el tiempo que se tarda en revolear una pierna sobre siglos de piedras amontonadas. El Sol estaba naranjeàndose de nuevo en medio del retumbòn del disparo y las nubes quedaron suspendidas navegando en contra del viento. Hilda Guerrero abriò los brazos y cayò abrazada a las matas de vainas finitas.
Viò el còndor allà en lo alto y sintiò el volar de la mosca azul. Quiso en el ùltimo instante, como cuando era niña, imitar la sonrisa dulce de Evita. Pero se le quedò a mitad de camino, en una mueca donde la boca sonreìa y los ojos se abrìan asombrados a la eternidad.

Los caminos y senderos de Tucumàn estàn llenos de cruces de palo con florcitas de papel marchito. Los patrones de siempre lograron imponer sus condiciones en las tratativas con el gobierno militar. No faltaron las cuñadas, ni los primos, ni los amigos comunes que mediaran en la rencilla. Al fin y al cabo, todos ellos se sentaban en la misma mesa para las fiestas familiares. Los patrones lograron una indemnizaciòn por la falta de ganancia mientras durò el tira y afloja; la devoluciòn de la totalidad de las propiedades; tasas de interès preferencial para remodernizar las plantas productivas; el resarcimiento total de los daños que habìa ocasionado el intervento del ejèrcito y la instauraciòn de la Ley Marcial en todo el territorio para contrarrestar alguna otra posible sublevaciòn.

En los ingenios quedò otra màquina incorporada al plantel de producciòn: con un simple cable se la puede enchufar a la red elèctrica y con un potenciòmetro se puede regular la cantidad de voltaje a aplicar a los que todavìa se empecinan en cuestionar el orden constituido. Noguès estaba contento, se sentìa libre del pesado vìnculo que lo habìa atado a su padre toda la vida: ahora, la tecnologìa moderna de los militares deshacìa la leyenda que su padre habìa creado con el Familiar.

31 gennaio 2009

Contradizioni italiote


Storielle quotidiane del Bel Paese, nel bel mezzo della crisi.

Comune di Milano, il rebud dei superstipendi. La giunta studia come salvare i manager
Si cerca un paracadute per i compensi di Elio Catania (Atm), 480.000 euro l’anno più bonus vari; e Bonomi (Sea), 650.000 euro l’anno e bonus vari, già censurati dalla Corte dei conti.

Scuole, non ci sono più soldi per la manutenzione ordinaria
Lo sfogo dei dirigenti: "Non se ne può più di vetri rotti e infissi logori". La protesta degli studenti in Provveditorato dopo la tragedia in Piemonte: "Non si può morire a scuola".

Ronde antidegrado a Milano, la Moratti arruola 100 poliziotti in pensione
Si chiamano "sentinelle antidegrado": da oggi un centinaio di ex poliziotti presidieranno le strade più a rischio di Milano. Armati solo di telefonino però. Le nuove ronde, che costeranno al Comune 1 milione e 732 mila euro, saranno composte da squadre di volontari in pettorina azzurra e gestite dall'Associazione poliziotti italiani e dai Blue Berets.

Viale Monza, Milano: degrado dopo le promesse
Strade sconnesse, buio e sporcizia. I residenti accusano il Comune che ammette i ritardi e promette la riqualificazione dell'area. Come aveva fatto nel 2007. Il comitato che rappresenta i residenti nel tratto della strada compreso fra Loreto e Pasteur ha scritto al Comune per sapere quando diventeranno realtà gli annunci fatti dal sindaco Letizia Moratti ventitré mesi fa, dopo la fiaccolata «contro spaccio e degrado» del febbraio 2007. Ora vogliono vedere i risultati.

Il nuovo Castello Sforzesco
In autunno con 20 milioni di euro l'inizio dei lavori che si concluderanno nel 2011. Il sindaco Letizia Moratti promette: "Diventerà il museo dei musei". Ci sono alcune chicche. Come la costruzione di una torre in legno, in corrispondenza del Rivellino ma esterna alle mura, «semplice, di una geometria pura, divertente da progettare» ha spiegato l’architetto De Lucchi.

I capricci di Hefner a Sanremo: Vuole l'harem con 40 playmate
Si parla di una suite con idromassaggio, finte cameriere vestite in latex, chili di viagra e stimolanti.

Roma in pista per la Formula 1
Flammini s'è visto con Ecclestone. Alemanno: «Il progetto è interessante». La F1 di Ecclestone va dove ci sono i quattrini e un organizzatore disponibile a farne guadagnare tanti al piccolo grande capo della F1.

I militari: «Il premier ci svilisce».
“Non bastava la monnezza, lo spegnimento di incendi, la demolizione di opere abusive, la spalatura della neve, il (per ora abortito, ma non si sa mai) controllo della sicurezza dei cantieri di lavoro. Ecco che quello che avrebbe dovuto essere un esperimento limitato nel tempo e nella quantità, si trasformerà fino a far diventare i pattuglioni una presenza fissa - e massiccia - nelle nostre città. Si va ciò affermando una tendenza pericolosa: tutto ciò che riguarda la sicurezza dei cittadini può essere trasformato in emergenza e quindi tutto può richiedere l'impiego dei militari.

Un passaggio funzionale a un ulteriore trasformazione che le forze armate stesse stanno subendo: da strumento a disposizione dell'intero Paese per l'implementazione delle politiche estera e di sicurezza in uno a disposizione di pochi da impiegare in maniera funzionale alla raccolta del consenso popolare», scrive Giovanni Martinelli. E aggiunge: «Su questo quadro aleggiano quella scarsa preparazione e quella incompetenza dimostrate sia dall'attuale titolare del dicastero della Difesa ma ugualmente diffuse in larga parte del Governo e del Parlamento. Una situazione di grave deficit/arretratezza culturale sui temi della sicurezza e della difesa, efficacemente illustrata dall'affermazione del presidente del Consiglio che, per giustificare l'aumento dei militari nelle città, dichiara: "invece di essere un esercito che sta a fare la guardia nei confronti del deserto dei Tartari sarà utilizzato per combattere l'esercito del male"».

Descifrando a Obama


Ni siquiera es necesario leer entre-líneas

Por Fidel Castro
No es demasiado difícil. Después de su toma de posesión, Barack Obama declaró que la devolución del territorio ocupado por la Base Naval de Guantánamo a su legítimo dueño debía sopesar, en primer término, si afectaba o no en lo más mínimo, la capacidad defensiva de Estados Unidos.

Añadía de inmediato que, respecto de la devolución a Cuba del territorio ocupado por la misma, debía considerar bajo qué concesiones la parte cubana accedería a esa solución, lo cual equivale a la exigencia de un cambio en su sistema político, un precio contra el cual Cuba ha luchado durante medio siglo.

Mantener una base militar en Cuba contra la voluntad de nuestro pueblo viola los más elementales principios del derecho internacional. Es una facultad del presidente de Estados Unidos acatar esa norma sin condición alguna. No respetarla constituye un acto de soberbia y un abuso de su inmenso poder contra un pequeño país.

Si se desea comprender mejor el carácter abusivo del poder del imperio debe tomarse en cuenta las declaraciones publicadas en el sitio oficial de Internet por el gobierno de Estados Unidos el 22 de enero de 2009, después del acceso al mando de Barack Obama. Biden y Obama deciden apoyar resueltamente la relación entre Estados Unidos e Israel y consideran que el incontrovertible compromiso en Medio Oriente debe ser la seguridad de Israel, el principal aliado de Estados Unidos en la región.

Estados Unidos nunca se distanciará de Israel y su presidente y vicepresidente “creen resueltamente en el derecho de Israel de proteger a sus ciudadanos”, asegura la declaración de principios, que retoma en esos puntos la política seguida por el gobierno del predecesor de Obama, George W. Bush.

Es el modo de compartir el genocidio contra los palestinos en que ha caído nuestro amigo Obama. Edulcorantes similares ofrece a Rusia, China, Europa, América latina y el resto del mundo, después que Estados Unidos convirtió a Israel en una importante potencia nuclear que absorbe cada año una parte significativa de las exportaciones de la próspera industria militar del imperio, con lo cual amenaza, con una violencia extrema, a la población de todos los países de fe musulmana.

Ejemplos parecidos abundan, no hace falta ser adivino. Léase, para más ilustración, las declaraciones del nuevo jefe del Pentágono, experto en asuntos bélicos.

30 gennaio 2009

Che bell'ombellico che ho!


In Italia la pulizia etnica comincia dai ristoranti
L’idea che stiamo diventando un paese sempre più intollerante e fondamentalmente ipocrita, è sempre più forte. Prendiamo la Lombardia, pochi sanno che la Regione sta lavorando a una norma di legge regionale, voluta dal Pdl e dalla Lega, che vorrebbe allontanare tutti i locali etcnici dai centri storici delle città. Dunque in lombardia niente kebab, niente ristoranti africani, forse niente thailandesi o giapponesi, ma solidi, sanguigni, e tradizionalissimi ristoranti e osterie italiane.

Ora, sono piccoli dettagli, ma spiegano molto. Naturalmente una norma regionale di questo tipo è quanto di più razzista e inverosimile si possa immaginare. La norma è quasi inapplicabile: è assai difficile impedire a un cittadino italiano, magari nato in Egitto, o in Libano di cucinare cibi come il kebab. E probabilmente è anche anticostituzionale.

Come al solito, siamo a metà tra il ridicolo e l’indecente. Svuotiamo i centri storici lombardi da sapori esotici, dai cumini, dai curry, dai sushi e sashimi, riempiamo i locali di polente, di abbacchi, di porchette. Dimentichiamo che da più di cinquant’anni le città più progredite del mondo sono piene di ristoranti etnici, che rappresentano un pezzo della storia di quei paesi, soprattutto quelli che hanno avuto una importante storia coloniale nel loro passato.

Ormai sappiamo che il cibo è cultura, e che il cibo è anche condivisione: uno degli elementi che possono portarci a un futuro di maggiore tolleranza, una delle possibilità – tra le più semplici - che abbiamo di avvicinarci a culture più lontane e meno conosciute. Avviene a New York e a Londra, a Berlino come a Parigi. Ma nella nostra Lombardia, regione profondamente civile e attiva, siamo arrivati al paradosso; a una sorta di autarchia alimentare che farebbe ridere se non fosse terribilmente seria.

È l’ennesima iniziativa razzista e xenofoba ispirata dalla Lega Nord. Non sappiamo come potranno farlo, se appena oltrepassati i confini dei centri storici, troveremo allineati uno accanto all’altro tutti i ristoranti e i locali etnici, come fossero in un ghetto. Ristoratori allontanati dai centri come degli appestati.

Peccato che la battaglia sul “cibo” italiano può colpire gli egiziani, ma non gli americani di McDonald. Quelli no, quelli vanno bene. Anche in galleria a Milano, di fronte a Savini. In questo caso la tradizione non serve, loro non sono mica musulmani, sono di Oak Brook, sobborgo di Chicago, stato dell’Illinois, e provincia di Bergamo. O no?

Come di solito, si gioca con delle regole che fanno pagare al popolo i profitti dei ricchi, ma anche le perdite. Si dà un mucchio di soldi agli imprenditori che portarono allegramente le proprie imprese alla bancarotta e si pensa già ad allungare l'età pensionabile sperando che la gente crepi prima di raggiungerla. Soldi alla comunità, mai; soldi agli imprenditori, sempre. Questo governo, governa per qui?

Le pensioni e il welfare sotto il mirino di Tremonti
di Bianca di Giovanni

Il governo chiede alle Regioni 2,6 miliardi di fondi europei, a cui lo Stato aggiungerà altri 5 miliardi. Il tutto per finanziare il pacchetto di ammortizzatori necessari a fronteggiare l’emergenza. È il contenuto del documento inviato ieri mattina ai governatori. Poche ore, e da Davos dove il ministro dell’Economia è in visita arriva l’altro annuncio, lasciato filtrare ai giornalisti. Servono riforme delle pensioni e del welfare. Quanto basta per far esplodere l’ennesima polemica, mentre il paese va a rotoli. Tra le amministrazioni locali serpeggia il nervosismo. Pronte a collaborare, certo, ma non a scatola chiusa. Chiedono chiarezza, ma i dati e le vere intenzioni dell’esecutivo non si conoscono ancora. I timori? Che alla fine a pagare saranno soprattutto loro, con un abile gioco di voci di bilancio.

Un torturatore impune


Troccoli, il Battisti uruguayano
di Roberto Rossi

Un caso “Cesare Battisti” ce lo abbiamo anche in Italia. Non ha sollevato le polemiche. Anzi, è passato sottotraccia, senza creare scalpore, senza alcuna indignazione ministeriale o richieste di annullamento di amichevoli.

Il “nostro Cesare Battisti” è uruguayano, anche se da qualche anno ha la nazionalità italiana. Si chiama Jorge Troccoli. Ha 64 anni, la corporatura robusta e un pizzetto bianco. È stato capitano dei Fucilieri Navali dell’Uruguay, ed è accusato di aver fatto sparire un numero imprecisato di persone nel suo paese tra il 1975 e il 1983. Tra questi sei cittadini italiani. Il governo Berlusconi, nel settembre scorso, ha respinto la sua richiesta di estradizione.

Secondo la magistratura Troccoli prese parte a quello che è conosciuto come Piano Condor. Una sorta di internazionale del terrore che, negli anni ’70, coordinò il sequestro, l'interscambio e la sparizione di migliaia di oppositori politici in Cile, Paraguay, Uruguay, Brasile, Bolivia e Argentina. Troccoli ammise la sua partecipazione al trasporto clandestino dei detenuti politici tra Uruguay e Argentina ma non ha mai subito un processo. Troccoli ha lasciato il Sud America da tempo per rifugiarsi proprio in Italia, dove nel 2002, nonostante si conoscesse il suo passato, ha ottenuto la cittadinanza italiana.

Secondo la stampa uruguayana per lo stesso reato di cui è accusato Troccoli, «omicidio specialmente aggravato» e «violazione dei diritti umani», lo scorso ottobre la Corte d’Appello di Montevideo ha confermato l’incriminazione dell’ex dittatore Gregorio Alvarez e dell’ufficiale della Marina in pensione Juan Carlos Lacerbeau. In Italia Troccoli è stato arrestato il 29 dicembre del 2007 a Marina di Camerota in provincia di Salerno nell’ambito dell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Giancarlo Capaldo sui deparecidos di origine italiana. Nella quale sono coinvolte circa 147 persone (14 brasiliani, 61 argentini, 32 uruguayani, 22 cileni, 7 boliviani, 7 paraguyani e 4 peruviani) accusate di crimini contro l’umanità. Ma in carcere Troccoli era rimasto poco. La Corte di Appello di Salerno lo aveva rimesso in libertà il 24 aprile scorso non essendo pervenuta nel termine previsto del 23 marzo la richiesta di estradizione dall’Uruguay. Nel paese sudamericano la cosa aveva sollevato un caso nazionale.

Dopo due mesi di proteste lo scorso giugno il governo di Montevideo aveva deciso di sollevare l’ambasciatore Carlos Abin e il suo braccio destro Tabare’ Bocalandro. Ma soprattutto di proseguire la causa contro l’ex capitano, riprendendo l’iter di estradizione. Una richiesta che lo scorso settembre ha subito un brusco stop. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha negato alle autorità uruguayane di riprendersi Troccoli. Nella risoluzione si sostiene che l’ex militare accusato di crimini contro l’umanità è nato in Italia ed è rimasto cittadino italiano, per cui per il trattato in vigore tra i due paesi, non è estradabile. Nonostante ciò, si dice sempre nella sentenza, «l’Uruguay potrà sempre chiedere all’Italia che venga sottoposto a processo per reato di sparizione forzata».

29 gennaio 2009

La dignità di una esiliata


Lettera di dimissioni all'ANM di Gabriella Nuzzi, pm a Salerno esiliata per onestà e coerenza.

Questa è la lettera che Gabriella Nuzzi - pubblico ministero a Salerno, trasferita dal suo ufficio dal Csm su richiesta del ministro Alfano per aver osato indagare sul malaffare giudiziario di Catanzaro che aveva già espulso come un corpo estraneo Luigi De Magistris - ha inviato al presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, annunciandogli le sue dimissioni dal sindacato delle toghe, che si è schierato dalla parte del ministro e del Csm. E' un documento che parla da sè, per la sua dolente onestà intellettuale e per la sua drammatica rappresentatività della notte che avvolge la nostra democrazia.
Marco Travaglio


"Alla Associazione Nazionale Magistrati - Roma

"Signor Presidente,

Le comunico, con questa mia, l’irrevocabile decisione di lasciare l’Associazione Nazionale Magistrati.

Il plauso da Lei pubblicamente reso all’ingiustizia subita, per mano politica, da noi Magistrati della Procura della Repubblica di Salerno è per me insopportabilmente oltraggioso.

Oltraggioso per la mia dignità di Persona e di essere Magistrato.

Sono stata, nel generale vile silenzio, pubblicamente ingiuriata; incolpata di ignoranza, negligenza, spregiudicatezza, assenza del senso delle istituzioni; infine, allontanata dalla mia sede e privata delle funzioni inquirenti, così, in un battito di ciglia, sulla base del nulla giuridico e di un processo sommario.

Per bocca sua e dei suoi amici e colleghi, la posizione dell’Associazione era già nota, sin dall’inizio.Quale la colpa? Avere, contrariamente alla profusa apparenza, doverosamente adottato ed eseguito atti giudiziari legittimi e necessari, tali ritenuti nelle sedi giurisdizionali competenti.

Avere risposto ad istanze di verità e di giustizia. Avere accertato una sconcertante realtà che, però, doveva rimanere occultata.

Né lei, né alcuno dei componenti dell’associazione che oggi degnamente rappresenta ha sentito l’esigenza di capire e spiegare ciò che è davvero accaduto, la gravità e drammaticità di una vicenda che chiama a riflessioni profonde l’intera Magistratura, sul suo passato, su ciò che è, sul suo futuro; e non certo nell’interesse personale del singolo o del suo sponsor associativo, ma in forza di una superiore ragione ideale, che è – o dovrebbe essere – costantemente e perennemente viva nella coscienza di ogni Magistrato: la ricerca della verità.

Più facile far finta di credere alla menzogna: il conflitto, la guerra tra Procure, la isolata follia di “schegge impazzite”.Il disordine desta scandalo: immediatamente va sedato e severamente punito.Il popolo saprà che è giusto così.

E il sacrificio di pochi varrà la Ragion di Stato.

L’Associazione non intende entrare nel merito. Chiuso.

Nel dolore di questi giorni, Signor Presidente, il mio pensiero corre alle solenni parole che da Lei (secondo quanto riportato dalla stampa) sarebbero state pubblicamente pronunciate pochi attimi dopo l’esemplare “condanna”: “Il sistema dimostra di avere gli anticorpi”.

Dunque, il sistema, ancora una volta, ha dimostrato di saper funzionare. Mi chiedo, allora, inquieta, a quale “sistema” Lei faccia riferimento. Quale il “sistema” di cui si sente così orgogliosamente rappresentante e garante. Un “sistema” che non è in grado di assicurare l’osservanza minima delle regole del vivere civile, l’applicazione e l’esecuzione delle pene? Un “sistema” in cui vana è resa anche l’affermazione giurisdizionale dei fondamentali diritti dell’essere umano; ove le istanze dei più deboli sono oppresse e calpestato il dolore di chi ancora piange le vittime di sangue? Un “sistema” in cui l’impegno e il sacrificio silente dei singoli è schiacciato dal peso di una macchina infernale, dagli ingranaggi vetusti ed ormai irrimediabilmente inceppati? Un “sistema” asservito agli interessi del potere, nel quale è più conveniente rinchiudere la verità in polverosi cassetti e continuare a costellare la carriera di brillanti successi?

Mi dica, Signor Presidente, quali sarebbero gli anticorpi che esso è in grado di generare? Punizioni esemplari a chi è ligio e coraggioso e impunità a chi palesemente delinque? E quali i virus? E mi spieghi, ancora, quale sarebbe “il modello di magistrato adeguato al ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti dall’esercizio della giurisdizione” che l’Associazione intenderebbe promuovere? Ora, il “sistema” che io vedo non è affatto in grado di saper funzionare. Al contrario, esso è malato, moribondo, affetto da un cancro incurabile, che lo condurrà inesorabilmente alla morte. E io non voglio farne parte, perché sono viva e voglio costruire qualcosa di buono per i nostri figli. Ho giurato fedeltà al solo Ordine Giudiziario e allo Stato della Repubblica Italiana. La repentina violenza con la quale, in risposta ad un gradimento politico, si è sommariamente decisa la privazione delle funzioni inquirenti e l’allontanamento da inchieste in pieno svolgimento nei confronti di Magistrati che hanno solo adempiuto ai propri doveri, rende, francamente, assai sconcertanti i vostri stanchi e vuoti proclami, ormai recitati solo a voi stessi, come in uno specchio spaccato. Mentre siete distratti dalla visione di qualche accattivante miraggio, faccio un fischio e vi dico che qui sono in gioco i principi dell’autonomia e dell’indipendenza della Giurisdizione. Non gli orticelli privati. Non vale mai la pena calpestare e lasciar calpestare la dignità degli esseri umani.

Per quanto mi riguarda, so che saprò adempiere con la stessa forza, onestà e professionalità anche funzioni diverse da quelle che mi sono state ingiustamente strappate, nel rispetto assoluto, come sempre, dei principi costituzionali, primo tra tutti quello per cui la Legge deve essere eguale per deboli e potenti. So di avere accanto le coscienze forti e pure di chi ancora oggi, nonostante tutto, crede e combatte quotidianamente per l’affermazione della legalità. Ed è per essa che continuerò sempre ad amare ed onorare profondamente questo lavoro.

Signor Presidente, continui a rappresentare se stesso e questa Associazione.

Io preferisco rappresentarmi da sola".

Dott.ssa Gabriella NUZZI
Magistrato

27 gennaio 2009

Proyecto Sur responde


¿Gurkas?, ¿testimoniales?, ¿voceros del medio pelo? Vamos...

Por Alcira Argumedo - Sociologa, integrante de Proyecto Sur
Es preocupante que en su estrategia discursiva, algunos miembros de Carta Abierta y otros cuadros utilicen una virulencia de agravios personales con la que intentan silenciar el debate sobre políticas del Gobierno de las cuales prefieren no hablar. Esta película ya la vimos y en su artículo “Voceros del medio pelo” (en Página/12, el 19 de enero pasado) Hugo Barcia la recuerda bien. Desde 1994 denunciamos que Chacho Alvarez, Graciela Fernández Meijide, Aníbal Ibarra y adláteres estaban traicionando el proyecto del Frente Grande como oposición al modelo neoliberal, al subordinarse a las presiones de los grupos económico-financieros, de Estados Unidos, del FMI y el Banco Mundial. Debieron pasar siete años, con leyes de flexibilización laboral, designación de Cavallo, baja de salarios y jubilaciones, corralitos bancarios o 19 y 20 de diciembre de 2001, para que se percibiera la traición: hasta entonces, los insultos políticos que pretendían descalificarnos eran, entre otros, “gurkas” o “testimoniales”.

Barcia señala: “Pino, vos que enronqueciste tu voz contra aquel progresismo genuflexo que empezó hablando, a principios de los ’90, de llenar de contenidos a la política y terminó devolviendo a Cavallo al Ministerio de Economía, no podés confundirte ni podés despotricar contra los compañeros de Carta Abierta”. Alguien dijo que un político honesto o un intelectual coherente es aquel que puede resistir la prueba de los archivos. Sucede que muchos integrantes de ese progresismo genuflexo (Barcia dixit) detentan o han detentado cargos en los gobiernos Kirchner –Chacho Alvarez es su representante en el Mercosur– y otros pertenecen a Carta Abierta, donde además participan compañeros y amigos de toda la vida a quienes respetamos. Ahora, al criticar las distorsiones de las políticas del Gobierno –ante el drama de la mortalidad infantil– usando malas artes, se busca pegar a Pino con la Sociedad Rural y La Nación, y nos llaman “voceros del medio pelo”, ansiosos de “brindar con champán con la oligarquía terrateniente”, como los “muchachos que en los años ’40 quedaron del lado de Spruille Braden en la Unión Democrática”. Dados los desafíos y peligros que conlleva la actual crisis mundial –una crisis de carácter civilizatorio que hace tiempo veníamos anunciando– sería muy necio caer en la trampa de una polémica estéril, basada en agresiones o insultos.

En Argentina se está hablando de la muerte de chicos por desnutrición o causas evitables; del crimen que significan esas muertes. En el encuentro del Mercosur realizado en Córdoba en el 2006, Fidel Castro propuso incluir planes sociales de salud, junto con la erradicación del analfabetismo y otros males de la miseria, ofreciendo la experiencia de su país. Porque la integración autónoma de América latina no solamente debe hacerse en términos de acuerdos centrados en lo económico y financiero, sino además como una reivindicación de la dignidad y el bienestar del conjunto de los latinoamericanos. En esa oportunidad, el líder cubano mencionó que algunos países ricos como Argentina tenían índices injustificables de mortalidad infantil del 16 por mil. Ante la intervención del presidente Kirchner, señalando que esos índices habían descendido al 12 por mil, Fidel le contestó públicamente: “Si tú quieres, puedes bajarla al tres por mil”. Reiteramos: “Si tú quieres”.

El simplismo de Barcia al abordar el tema “del campo” silencia nuestro acuerdo con las retenciones móviles pero segmentadas y vuelve a dejar sin respuesta por qué la posición oficial se negó a crear una comisión investigadora –en función de la denuncia de Claudio Lozano, apoyado en las investigaciones de Mario Cafiero, Javier Llorens y Ricardo Monner Sans–de un desfalco al Estado por 1750 millones de dólares, en favor de Bunge, Cargill, Nidera, Aceitera General Deheza, Grobocopatel, Monsanto y otros componentes de los nefastos agronegocios, contra los que tan lúcidamente ha venido luchando Jorge Rulli. ¿Son estas corporaciones parte del pueblo, dados sus estrechos vínculos con el Gobierno? ¿No deben incluirse esos 1750 millones en “el heroico intento por redistribuir una parte de la riqueza que nos pertenece a todos los argentinos”? ¿Por qué Carta Abierta no ha mencionado nunca ese desfalco, que fue la clave del voto contra la Resolución 125 de Claudio Lozano? Se apoyó sin problemas la estatización de Aerolíneas o de las AFJP, al aceptarse las modificaciones del proyecto oficial; porque no pretendemos “esmerilar al Gobierno, desgastarlo y, si es posible, alcanzar el clima destituyente”. Pero tampoco podemos callarnos. Nuestro objetivo es demostrar que existe una alternativa diferente para superar la crisis, la miseria y el dolor de una alta proporción de nuestros compatriotas, sacar adelante el país y promover la integración latinoamericana, tomando en consideración los impactos y potencialidades de la Revolución Científico-Técnica en curso.

El problema central es de dónde salen y hacia dónde se destinan los recursos; tema que Solanas desarrolla en su artículo (en Página/12, el 5 de enero) y sus críticos eluden: “Entregar los recursos naturales que permitirían terminar con el hambre y la indigencia es la otra cara del crimen del hambre (...) Hay hambre porque no existe la voluntad política de terminar con él (...) La prioridad del gobierno kirchnerista es subsidiar a las corporaciones con 10 mil millones de dólares anuales”. Es un mérito indiscutible haber alcanzado entre 2003 y 2008 los más altos niveles de crecimiento económico y de superávit fiscal de la historia argentina. Hasta el inicio de la crisis, disminuyeron los índices de desocupación, pobreza y mortalidad infantil: imposible saber exactamente cuánto, por las cifras del Indec y otros organismos oficiales que controla Moreno. Si una parte de esas riquezas se hubiera destinado a la lucha contra el hambre infantil y no en beneficio de esas corporaciones, seguramente era posible llegar a ese tres por mil del “si tú quieres”. Por lo tanto, debemos interrogarnos hacia dónde van los recursos y analizar políticas que exhiben continuidad entre los gobiernos Kirchner.

1. Frente al Tren Bala, proponemos el Tren para Todos, que supone reconstruir una red ferroviaria con desarrollo tecnológico propio y producción local; los recursos para este proyecto existen, si se recupera la renta petrolera y gasífera como en Venezuela o Bolivia.
2. Nos oponemos al veto a la ley de protección de los glaciares que, además de las aberrantes consecuencias ecológicas, favorece a la Barrick Gold, a los negocios del gobernador Gioja y a otros socios imaginables.
3. Denunciamos la política minera, por la impune contaminación con cianuro de aguas potables y el uso irresponsable de ese bien estratégico junto al saqueo de metales valiosos, “riqueza que nos pertenece a todos los argentinos”.
4. Cuestionamos la ley de blanqueo de capitales y la anulación de los juicios por corrupción financiera o coimas: un favor que no beneficia precisamente a las clases populares.
5. Repudiamos los aportes por 8750 millones de dólares (certificados de crédito fiscal que pueden utilizarse para cancelar impuestos y financiar nuevas inversiones) a Repsol, British Petroleum, Pan American Energy, Esso o Shell.
6. Criticamos la entrega a la British Petroleum de las reservas de Cerro Dragón por cuatro décadas, hasta su extinción total; reprivatizada diez años antes del término de la concesión. No aceptamos tener un doble discurso, por nuestro supuesto apoyo a la oligarquía, que nos prohíbe hablar de la nacionalización del petróleo y otras áreas estratégicas.
7. Denunciamos el decreto 125/05, al prorrogar por diez años las concesiones a los grandes medios de comunicación que ahora, con razón, tanto se critican.
Estos son sólo algunos de los temas que planteamos para un debate serio y riguroso con Carta Abierta y otros sectores. La magnitud de la crisis mundial nos obliga a todos a buscar con grandeza los caminos de ese porvenir que nuestros pueblos de América latina se merecen.

Giornata della Memoria

PARA NO OLVIDAR

PER NON DIMENTICARE

Visitare il sito di Vientos del Sur: http://www.vientosdelsur.org/Palestina%20imagenes%20comparadas.htm

26 gennaio 2009

Neoliberismo en bancarrota


LA CRISIS HACE ESTRAGOS EN LA MAYORIA DE LAS ECONOMIAS. HAY DESPIDOS A MANSALVA
Como 2001, pero a escala planetaria
Una recopilación de noticias de sólo los últimos diez días refleja el impacto que la crisis está teniendo en distintos países. Ninguna región queda a salvo y se teme que sea peor.

El cataclismo financiero que arrancó en Estados Unidos y se propagó rápidamente al resto del mundo fue apenas el comienzo de una crisis internacional devastadora. Recién ahora se empieza a advertir su verdadero impacto en términos económicos y sociales. Las mayores economías del planeta están atravesando una situación en algún punto comparable con la debacle argentina de 2001. En ambos casos, la explosión se produjo luego de haber llevado a un extremo la filosofía del libre mercado. Las consecuencias del derrumbe de esos modelos también son semejantes. A continuación se repasan las noticias sólo de los últimos diez días con los efectos de la crisis en distintos países. El ejercicio muestra que ninguna región queda a salvo, aunque algunas padecen más que otras.

Se insiste en que son apenas los acontecimientos de los últimos diez días:


Estados Unidos

- La farmacéutica Pfizer planea eliminar 2400 empleos durante el primer trimestre del año.

- Por la contracción económica, la inflación de todo 2008 fue de apenas 0,1 por ciento, su nivel más bajo en 54 años.

- Circuit City, una de las mayores distribuidoras de productos electrónicos, se declaró en bancarrota y despedirá a 30.000 personas.

- La producción industrial cayó 1,8 por ciento en 2008. Es el peor resultado desde la recesión de 2001.

- El gobernador de California, Arnold Schwarzenegger, advirtió que el estado se encuentra “en emergencia financiera” por el multimillonario déficit presupuestario.

- ConocoPhillips, la tercera petrolera de Estados Unidos, despedirá a 1352 empleados afectada por la caída de los precios de las materias primas.

- Obligado a bajar costos por la crisis, el estudio de cine y televisión Warner anunció 800 despidos, equivalentes al 10 por ciento de su plantel.

- El gobierno aportó 20.000 millones de dólares al Bank of America para garantizar la continuidad de sus operaciones.

- El Citigroup tuvo que dividir la compañía en dos luego de registrar pérdidas por 8290 millones de dólares en el cuarto trimestre. Si el plan no funciona, no se descarta su estatización.

- Hertz, número uno mundial de alquiler de autos, anunció que suprimirá 4000 puestos de trabajo de aquí a marzo por la caída de la demanda.

- La crisis llegó a los gigantes tecnológicos: Microsoft informó el recorte de 5000 empleos, Intel cerrará dos de sus plantas y dejará en la calle a 6000 personas, AMD despedirá a 3000 trabajadores, Google prescindiría de 100.

- El gobierno aportó 1500 millones de dólares a la automotriz Chrysler, que se suman a 4000 millones concedidos previamente.

- El fabricante de motos HarleyDavidson anunció 1100 despidos, el 10 por ciento de su plantel.

Europa
- En 2009 España entrará en recesión después de 16 años. Se prevé una caída del PIB de 1,6 por ciento. El desempleo treparía a 15,8.

- Portugal proyecta una contracción económica de 0,8 puntos para este año.

- El gobierno de Irlanda tuvo que nacionalizar el Anglo Irish Bank.

- El Banco Central de Italia prevé una reducción del PIB de 2 por ciento durante 2009.

- El Banco Central Europeo (BCE) bajó la tasa de interés a un mínimo histórico de 2 por ciento.

- Volkswagen suspenderá a 60.000 trabajadores en febrero. BMW hará lo propio con 26.000, mientras que en España, Seat suspenderá a 5300.

- Alemania, la primera economía de Europa, sufrirá una contracción de su PIB de 2,25 por ciento en 2009.

- El productor de aluminio angloaustraliano Rio Tinto Alcan anunció 1100 despidos en todo el mundo.

- Metro, la mayor cadena alemana de supermercados y tiendas de electrónica, suprimirá 15.000 empleos este año, 5 por ciento de su plantel.

- El desempleo en Rusia aumentará en 2 millones de personas en 2009.

- El PIB de Inglaterra cayó 1,5 por ciento en el cuarto trimestre de 2008 y el país entró oficialmente en recesión. El desempleo llegó a 6,1 por ciento, su máximo en una década.

- British Telecom despedirá a 13.500 personas a lo largo del año.

- La compañía minera angloestadounidense BHP Billiton, la mayor del mundo, despedirá a 6000 empleados, 2000 de ellos en Chile.

- En Islandia se agudizan las protestas por la crisis y hubo represión.

- Finlandia prevé una caída del PIB de 2 por ciento en 2009.

Brasil
- La fabricante maquinas agrícolas John Deere despidió a 502 trabajadores.

- El banco Santander echará a 400 empleados, según denunció el sindicato.

- Lula da Silva anunció que se perdieron 600 mil empleos en diciembre de 2008, el doble de la caída habitual por razones estacionales.

- Más de 10 mil metalúrgicos protestaron por las calles de San Pablo.

- La gigante alimenticia Sadia anunció 350 despidos.

Asia y Oceanía
- El Banco de Japón prevé una recesión de 1,8 por ciento en el año fiscal 2008/2009, que cierra en marzo, y del 2 por ciento en 2009/2010. La crisis ya ocasionó la pérdida de 100 mil empleos industriales.

- Toyota despidió a 3100 personas, Sony a 16.000, Honda a 3100 y Sanyo está por echar a 1200 operarios.

- Más de medio millón de trabajadores chinos perdieron sus empleos en el último trimestre de 2008. La economía siguió dando señales de desaceleración: el PIB creció 6,8 por ciento en el último trimestre de 2008, cuando venía de registros de más de 11 por ciento.

- Corea del Sur entró en recesión en el último trimestre, al sufrir una caída del PIB del 5,6 por ciento. Samsung registró pérdidas por primera vez en su historia.

- Nueva Zelanda admitió que la economía no crecerá en 2009.

- Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Emiratos Arabes y Omán perdieron 2,5 billones de dólares a raíz de la caída de valor de sus inversiones en el extranjero.

Canadá
- El Banco de Canadá redujo las tasas de interés a su nivel más bajo en la historia, a 1 por ciento para los préstamos interbancarios.

- EL PIB caerá 1,2 por ciento este año, de acuerdo con la previsión oficial.

- Bell, la principal compañía telefónica del país, ofreció jubilaciones anticipadas a 1500 trabajadores.

Naciones Unidas
- La ONU advirtió que la actual crisis económico financiera provocaría la mayor recesión mundial desde la posguerra.

Y esto en sólo diez días.

Arrivano i cattivi!



30000 soldati nella città. La fase due della militarizzazione sociale
I ministri dell'Interno e della Difesa, Maroni e La Russa, confermano l'esistenza di un progetto per aumentare i militari da schierare a supporto delle forze dell'ordine.

Più soldati nelle città per garantire più sicurezza. I ministri dell'Interno e della Difesa, Maroni e La Russa, confermano l'esistenza di un progetto per aumentare a 30mila i militari da schierare nelle strade. Maroni sottolinea che "bisogna intervenire anche sulle situazioni di degrado ambientale".

Utilizzando la demagogia securitaria , in una società come quella italiana che mostra tutte le sue crepe sotto la spinta di una crisi capitalista che sta sferrando colpi di maglio a tutte le strutture sociali e a tutte le illusioni elargite sulla bontà della globalizzazione capitalista, il governo italiano accellera anticipando gli altri paesi nell’attuazione della fase due della militarizzazione delle aree metropolitane del nostro paese. A poche ore dal colpo di mano sulla revisione del modello contrattuale dei lavoratori dipendenti e l’abolizione da parte sindacale del conflitto padroni-lavoratori , l’era della caccia ai sabotatori della pace sociale è incominciata attraverso l’annuncio di manovre forti degne di un paese sotto assedio.

Nei paesi del Nord del mondo le misure antiterroristiche post 11 settembre, assorbite dall’opinione pubblica come necessarie per salvagurdare l’american way of life, hanno dato l’impulso all’applicazione della tecnologia securitaria in maniera diffusa, costruendo nell’immaginario collettivo il consenso alla presenza del Grande Buon Fratello. Accanto ad esso nella fase due la mano del Grande Fratello impugnerà il fucile antisommossa, lo spray al peperoncino ma se necessario i proiettili al fosforo bianco, Tutto sarà permesso contro terroristi, sobillatori e rivoltosi basterà inserirli sistematicamente nella Lista Nera ed escluderli dal genere umano includendoli in quello degli alieni mostruosi da sterminare

Non è una fantasia, basta ricordare le ultime dittature in Sudamerica.

25 gennaio 2009

Otra tilinguería argentina


Ponen el culo hacia donde calienta el sol

Sectores que aquí en Argentina trataron de obstaculizar los juicios por violaciones a los derechos humanos se mostraron, sin embargo, complacidos con la decisión de Barack Obama de prohibir la tortura y cerrar la cárcel de Guantánamo. Aplauden cuando Obama anuncia que abrirá la mano con sus adversarios y se rasgan las vestiduras porque la presidenta Cristina Fernández se reunió con Fidel y se convirtió de hecho en transmisora de un mensaje de distensión entre Cuba y Washington. Nuestros tilingos ni siquiera son coherentes.

El discurso de los medios, plano y simplificador y cada vez más abiertamente ideologizado desde el 2003, quedó en falsa escuadra con el cambio abrupto que se produjo en los Estados Unidos. Aceptaron y aplaudieron las políticas conservadoras y guerreristas de las administraciones norteamericanas anteriores y por inercia siguieron aplaudiendo las ideas, contrapuestas, del nuevo presidente Barack Obama. Es como aplaudir el progresismo del papa Juan XXIII y seguir aplaudiendo al actual papa Benedicto XVI. Claro que en este caso, los católicos deben obediencia al Papa, lo cual no debería ocurrir con los presidentes norteamericanos.

Los que justificaron la tortura y los secuestros porque aquí había “una guerra” y se vieron respaldados con la justificación de la tortura y los secuestros cometidos por la administración Bush en su guerra contra el terrorismo, deberían ser críticos con la decisión de Obama, como lo son aquí con los juicios por violaciones a los derechos humanos. Pero lo aplauden porque es el nuevo presidente de los Estados Unidos. Ninguno se atrevió a decir esta boca es mía. Y lo mismo se podría afirmar sobre las políticas económicas anunciadas por Obama que no siguen la letra dura de las recetas neoliberales. Se excitan tanto con todo lo que viene de EEUU que pierden el rumbo y no logran discernir su propia posición.

Cuando fue el juicio a empresarios venezolanos acusados por el valijero Antonini Wilson de ser agentes de Chávez, hubo políticos aquí que hablaron maravillas de la “independencia” de la Justicia en un país “serio” como Estados Unidos. En ese momento, el presidente Bush afrontaba tremenda crisis por la manipulación política de los fiscales, y los tribunales de Miami ya eran famosos por su caza de brujas, anticomunistas y “antipopulistas”. Pero si se apoya a Obama, necesariamente habría que ser crítico de Bush. Una cosa o la otra. Las dos son contrapuestas, a no ser que se piense que todo lo que venga de Estados Unidos siempre es bueno.

Obama fue elegido porque criticó todo lo que ellos respaldaron y asumieron como verdades consagradas, como ejemplo civilizador y democrático y ahora resulta que todo eso pertenece a un período nefasto.

Ahora Obama da otro paso: OBAMA LEVANTO EL VETO A LA FINANCIACION DE ORGANIZACIONES QUE PROMUEVEN EL ABORTO EN EL EXTRANJERO. ¿Qué dirá el Santo Padre, que vive en Roma? ¿Qué posición adoptarán los tilingos argentinos sobre esta medida? ¿Pedirán la excomunión de Obama y de todo su gabinete? ¿Pedirán atarle una piedra al cuello y tirarlo al mar?

El anuncio es una victoria de los grupos que defienden el derecho a decidir de las mujeres sobre su cuerpo, que esperan que éste sea el primer paso de Obama para revertir los ocho años de retrocesos que vivió Estados Unidos en materia de salud sexual y reproductiva de la mano del gobierno republicano, en los que se antepuso la ideología a la ciencia y a la salud de las mujeres.

El jueves, después de ordenar el cierre del centro de detención en Guantánamo, el levantamiento de las prisiones secretas que la CIA tiene en el exterior y la prohibición de la tortura, Obama se pronunció a favor del derecho a decidir de las mujeres sobre su cuerpo frente a un embarazo. Lo hizo a través de un comunicado en un nuevo aniversario del famoso fallo del caso Roe v. Wade, que estableció en 1973 que las leyes contra el aborto en Estados Unidos infringían el derecho a la privacidad. ¿Las tilingas cristianas chupacirios le gritarán "Yo te voy a matar a vos? ¿O estarán aplaudiendo, rápidas en los reflejos ante el cambio de vientos?

Es difícil saber lo que hará Obama en el futuro, especialmente en lo que atañe a las relaciones violentas e imperiales con Latinoamérica, pero todos sus planteos presuponen, por lo menos, un punto de partida mejor. A nosotros nos queda por delante una batalla cultural enorme: derrotar de una vez por todas el cipayismo imperante que arrastran estos representantes del medio pelo, incapaces de crear nada propio, pero sí capaces de regalar un país para ganar una sonrisa benevolente del emperador de turno.